Arlecchino servitore di due padroni / Muto per spavento

Posted by on February 25, 2026

Teatro Dragoni Meldola PROSA Lunedì 2 marzo 2026 ore 21 STIVALACCIO TEATRO Arlecchino muto per spavento ispirato al canovaccio Arlequin muet par crainte di Luigi Riccoboni soggetto originale e regia Marco Zoppello con Sara Allevi, Marie Coutance, Matteo Cremon, Katiuscia Bonato, Pierdomenico Simone, Michele Mori, Stefano Rota, Maria Luisa Zaltron, Marco Zoppello scenografia Alberto Nonnato

Teatro Dragoni Meldola

PROSA
Lunedì 2 marzo 2026 ore 21
STIVALACCIO TEATRO
Arlecchino muto per spavento
ispirato al canovaccio Arlequin muet par crainte di Luigi Riccoboni

soggetto originale e regia Marco Zoppello

con Sara Allevi, Marie Coutance, Matteo Cremon, Katiuscia Bonato,
Pierdomenico Simone, Michele Mori, Stefano Rota, Maria Luisa Zaltron, Marco Zoppello

scenografia Alberto Nonnato
costumi Licia Lucchese
maschere Stefano Perocco di Meduna

co-produzione Stivalaccio Teatro, Teatro Stabile di Bolzano,
Teatro Stabile del Veneto, Teatro Stabile di Verona

Ispirato al canovaccio Arlequin muet par crainte di Luigi Riccoboni, uno dei più rappresentati nella Parigi dei primi del ‘700, è riproposto
da Stivalaccio Teatro con lo spettacolo Arlecchino muto per spavento, in scena al Teatro Dragoni di Meldola lunedì 2 marzo alle ore 21.
Scritto e diretto da Marco Zoppello, lo spettacolo è un grande omaggio alla Commedia dell’Arte e all’abilità, tutta italiana, di fare di
necessità virtù.
Co-prodotta da Stivalaccio Teatro con Teatri Stabili di Bolzano, Veneto e Verona, la pièce è interpretata da Sara Allevi, Marie Coutance, Matteo Cremon, Katiuscia Bonato, Pierdomenico Simone, Michele Mori, Stefano Rota, Maria Luisa Zaltron, Marco Zoppello.
1716. Dopo circa quindici anni di esilio forzato, i Comici italiani tornano finalmente a essere protagonisti del teatro parigino e lo fanno
con una compagnia di tutto rispetto! Luigi Riccoboni, in arte Lelio, capocomico della troupe, si circonda dei migliori interpreti dello
stivale tra cui, per la prima volta in Francia, l’Arlecchino vicentino Tommaso Visentini, pronto a sostituire lo scomparso e amato Evaristo
Gherardi. Ma il Visentini non parla il francese, deficit imperdonabile per il pubblico parigino. Ed è qui che emerge il genio di Riccoboni
nell’inventare un originale canovaccio dove il servo bergamasco diviene muto… per spavento!
Stivalaccio Teatro porta in scena nove attori su di un canovaccio inedito, poggiandosi sull’arte attorale e quindi sugli strumenti propri del commediante dell’arte: la recitazione, il canto, la danza, il combattimento scenico, i lazzi e l’improvvisazione.
Scegliere Arlecchino oggi significa, per la compagnia vicentina che ha fatto del teatro popolare la propria bandiera, ripercorrere le orme
di quel tanto amato spettacolo in maschera con il quale il maestro Strehler decise di inaugurare il proprio teatro, in quell’Italia da
ricostruire del 1947.
Uno spettacolo dove gioco, invenzione, amore, paura e dramma si mescolano tra le smorfie inamovibili delle maschere. Dove gli intrecci
si ingarbugliano sull’equivoco e lentamente si dipanano tra le dita dei personaggi.
Ma se queste esili trame, se questo mondo surreale e fantastico, eco lontano di uno splendore teatrale italiano, eclettico equilibrismo sul
filo della storia e della tradizione, se queste eteree figure ci permetteranno di abbandonarci a una gioia senza peso e senza tempo, forse in quel preciso istante ritroveremo un briciolo di poesia.

Arlecchino muto per spavento

Plautus Festival 2025
Sarsina

Arlecchino muto per spavento è un gioiello riscoperto della Commedia dell’Arte, che torna a brillare grazie alla sensibilità e all’estro della compagnia Stivalaccio Teatro.
Siamo nel 1716, quando Luigi Riccoboni, anima e mente del teatro italiano in esilio, inventa un canovaccio ingegnoso per dare voce o meglio, silenzio al nuovo Arlecchino, Tommaso Visentini, muto “per spavento”. Nasce così una farsa di amori contrastati, intrighi, travestimenti e laz zi, in cui la parola cede spesso il passo al gesto, alla maschera, alla poesia del corpo. Stivalaccio Teatro, erede moderno di quella tradizione secolare, porta in scena uno spettacolo che è gioco, invenzione e memoria viva del teatro popolare. Con maestri a, canto, danza e improvvisazione, la compagnia intreccia il linguaggio del passato con lo sguardo del presente, creando un “teatro d’arte per tutti”, capace di emozionare e divertire.
Un omaggio sentito e vibrante al potere evocativo del palcoscenico.

 

Teatro Ebe Stignani Imola

STAGIONE DI PROSA 24/25
Dal 5 al 9 marzo 2025
ARLECCHINO?
di Marco Baliani
con Andrea Pennacchi

e con Marco Artusi, Maria Celeste Carobene, Miguel Gobbo Diaz, Margherita Mannino, Valerio

Mazzucato, Anna Tringali
regia Marco Baliani

musiche eseguite dal vivo da Matteo Nicolin, Riccardo Nicolin

scene e costumi Carlo Sala
luci Luca Barbati

aiuto regista Maria Celeste Carobene
produzione Gli ipocriti Melina Balsamo
in coproduzione con TSV Teatro Stabile del Veneto

durata 1 ora e 45 minuti

Il penultimo spettacolo della stagione del Teatro Stignani è un classico rivisitato: Arlecchino?, interpretato da Andrea Pennacchi e scritto e diretto da Marco Balliani, andrà in scena a Imola dal 5 al 9 marzo. Prevendita da sabato 1° marzo.
Protagonista del penultimo spettacolo in cartellone è Andrea Pennacchi, per il quale Marco Baliani ha scritto su misura questo Arlecchino col punto di domanda finale. Lo spettacolo andrà in
scena con sei repliche: da mercoledì 5 a venerdì 7 gennaio alle ore 21, sabato 8 marzo sia alle ore 15.30 sia alle 21, domenica 9 marzo alle ore 15.30.
Sarà un Arlecchino mai visto, che riunisce stilemi diversi, frammenti di cabaret, burlesque, avanspettacolo, commedia e dramma in un gran calderone ultra postmoderno che raccoglie pezzi di memoria della storia del teatro. Sul palco un cast di attori capaci di interpretare
contemporaneamente più ruoli, passando dalle proteste borbottanti degli attori sottopagati, alle vorticose azioni dei personaggi della commedia che devono rappresentare. Il tutto amalgamato con le musiche, eseguite dal vivo da Matteo e Riccardo Nicolin, e una scenografia semovente, semplice e che si lascia andare al gioco infantile grazie agli stessi attori che si fanno macchinisti modificando la scena di continuo, come se ci fossero improvvise folate di vento.
L’Arlecchino che questo spettacolo porta in scena farà sussultare i tanti Arlecchini che nel tempo hanno fatto grande questa maschera. La grande commedia goldoniana, in una forma non prevista dirompente e straniante, ricostruisce la tradizione dopo averla intelligentemente tradita perché, citando Walter Benjamin, «in ogni epoca bisogna lottare per strappare la tradizione al conformismo che cerca di sopraffarla».
Andrea Pennacchi, attore e drammaturgo, ha iniziato inizia la sua carriera a teatro – tra i suoi maestri Eimuntas Nekrosius, Carlos Alsina, Cesar Brie, Laura Curino e Gigi Dall’Aglio –, per poi
recitare in diversi film tra cui Io sono Li di Andrea Segre, La sedia della felicità di Carlo Mazzacurati e Suburra diretto da Stefano Sollima. Raccoglie grandi consensi anche in televisione: ospite fisso a
Propaganda Live su La7, è coprotagonista insieme a Paola Cortellesi della serie Petra per Sky e nel 2023 vince il Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista per la serie Tutto chiede salvezza di Netflix.

Dal 6 al 9 febbraio La Stagione dei Teatri presenta Al Teatro Alighieri lo spettacolo Arlecchino?

Lo spettacolo ha per protagonista Andrea Pennacchi e vede la regia di Marco Baliani. Sabato 8 febbraio si terrà il tradizionale incontro con la compagnia alla sala Corelli alle 18:00 in dialogo con lo studioso Gerardo Guccini

Dal 6 all’8 febbraio alle 21:00 e domenica 9 alle 15:30 La Stagione dei Teatri ospita al Teatro Alighieri lo spettacolo Arlecchino? scritto e diretto da Marco Baliani con Andrea Pennacchi (il Pojana di Propaganda Live) nei panni di un improbabile Arlecchino. Insieme a lui un cast di attori e attrici pronti a sovvertire la tradizione.
Spiega il regista Baliani: “L’Arlecchino che Andrea Pennacchi porta in scena farà forse sussultare i tanti Arlecchini che nel tempo hanno fatto grande questa maschera della commedia dell’arte. Lui cerca in tutti i modi di essere all’altezza del ruolo, ma non ne azzecca una: è goffo, sovrappeso, del tutto improbabile, ma è in buona compagnia. Gli altri attori, che, come lui, sono stati assoldati, con misere paghe, dall’imprenditore Pantalone, sono, al pari di Arlecchino, debordanti, fuori orario, catastroficamente inadeguati. Eppure tutti questi sbandamenti, queste uscite di scena e fughe dal copione, che sono anche uscite nella contemporaneità dell’oggi, queste assurde prestazioni, queste cadute di stile e cadute al suolo di corpi sciamannati, tutte queste parole affastellate, tutto questo turbinio di azioni e gesti, stanno proprio rifacendo il miracolo della grande commedia goldoniana, in una forma non prevista, una commedia dirompente, straniante, che ricostruisce la tradizione dopo averla intelligentemente tradita. Ed ecco allora che la storia, nonostante tutto, anzi proprio grazie a questo tutto invadente, si dipana nella sua narrazione e ne esce un Arlecchino mai visto, che riunisce stilemi diversi, frammenti di cabaret, burlesque, avanspettacolo, commedia, dramma, un gran calderone ultrapostmoderno che inanella via via pezzi di memoria della storia del teatro”.

ARLECCHINO Andrea Pennacchi
BEATRICE / FEDERIGO RASPONI Maria Celeste Carobene
BRIGHELLA / FLORINDO ARETUSI Marco Artusi
CLARICE DE’ BISOGNOSI Margherita Mannino
PANTALONE DE’ BISOGNOSI Valerio Mazzucato
SILVIO LOMBARDI / FACCHINO / CAMERIERE Miguel Gobbo Diaz
SMERALDINA Anna Tringali

Come ormai da tradizione, sabato 8 febbraio Andrea Pennacchi, Marco Baliani e la compagnia incontrano il pubblico alle ore 18:00 alla sala Corelli del Teatro Alighieri in dialogo con lo studioso Gerardo Guccini.
In occasione di Arlecchino? Ravenna Teatro torna ad offrire al proprio pubblico il servizio di trasporto gratuito che condurrà abbonate e abbonati a teatro. Le tratte coprono le circoscrizioni Nord e Sud del comune di Ravenna, i comuni di Alfonsine, Voltana e l’area del Mare. Per informazioni 0544 36239.
Grazie al progetto Teatro No Limits del Centro Diego Fabbri di Forlì lo spettacolo sarà fruibile anche da ipoevedenti e non vedenti. L’audiodescrizione renderà infatti visibili scene, costumi e movimento di attrici e attori.
Lo spettacolo si svolge grazie al supporto del gruppo Sedar Cna Servizi Ravenna.

Mi.B.A.C.

Ministero dei Beni e Attività Culturali

REGIONE EMILIA-ROMAGNA

COMUNE DI FORLÌ

ACCADEMIA PERDUTA/ROMAGNA TEATRI

Centro di Produzione Teatrale PROSA

Giovedì 13, venerdì 14 e sabato 15 dicembre 2018 ore 21

Domenica 16 dicembre 2018 ore 16

Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale con il sostegno di Fondazione CRT

NATALINO BALASSO

Arlecchino servitore di due padroni

di CARLO GOLDONI

e con (in o.a.) Fabrizio Contri, Marta Cortellazzo Wiel, Lucio De Francesco,
Michele Di Mauro, Denis Fasolo, Elena Gigliotti,
Gianmaria Martini, Elisabetta Mazzullo, Ivan Zerbinati

regia di VALERIO BINASCO

A poche settimane dal suo debutto nazionale, giunge al Teatro Diego Fabbri di Forlì Arlecchino servitore di due padroni, nuova rilettura del classico testo goldoniano per opera del regista Valerio Binasco. Protagonisti e interpreti dello spettacolo – nuova produzione dello Stabile di Torino – sono Natalino Balasso, Fabrizio Contri, Marta Cortellazzo Wiel, Lucio De Francesco, Michele Di Mauro, Denis Fasolo, Elena Gigliotti, Gianmaria Martini, Elisabetta Mazzullo, Ivan Zerbinati. Lo spettacolo andrà in scena giovedì 13, venerdì 14 e sabato 15 dicembre alle ore 21 e domenica 16 dicembre alle ore 16.

INCONTRI AL RIDOTTO

Come consuetudine, gli interpreti di Arlecchino servitore di due padroni incontreranno il pubblico sabato 15 dicembre alle ore 18 presso il Ridotto del Teatro Diego Fabbri in una presentazione condotta da Pietro Caruso. L’ingresso all’Incontro è gratuito fino a esaurimento posti.

“Non faremo uno spettacolo ispirato alla Commedia dell’Arte, e non useremo le maschere della tradizione” dichiara subito Valerio Binasco del suo Arlecchino servitore di due padroni. Il regista sceglie deliberatamente di resistere alla “pura, impressionante forza teatrale” del meccanismo della commedia di Goldoni. E prende un’altra strada, con il proposito di dare al testo un sapore moderno, e di restituire realismo e credibilità ai personaggi, non cedendo alla “pur irresistibile tentazione del formalismo”. Sarà un Arlecchino che guarda più alla commedia all’italiana che alla Commedia dell’Arte, con un forte, sentito richiamo all’umanità vecchio stampo, di sapore paesano e umilmente arcaico. Quella che “ha abitato il nostro mondo in bianco e nero”, ricorda Binasco, “si è seduta ai tavoli di vecchie osterie, ha indossato gli ultimi cappelli, ha assistito al trionfo della modernità con comico sussiego, ci ha fatto ridere e piangere a teatro e al cinema con le ‘nuove maschere’ dei grandi comici del Novecento, e poi è svanita per sempre, nel nulla del nuovo secolo televisivo”.

Famelico, bugiardo, disperato e arraffone. L’Arlecchino “contemporaneo” di Valerio Binasco è un poveraccio che sugli equivoci costruisce una specie di misero riscatto sociale. Dopo il Don Giovanni di Molière, Binasco, cinque volte premio Ubu, torna a cimentarsi con un titolo del grande repertorio. “A chi mi chiede: come mai ancora Arlecchino? rispondo che i classici sono carichi di una forza inesauribile e l’antico teatro è ancora il teatro della festa e della favola”, dice il regista. Che mette il suo stile cinematografico, fatto di sintesi, unità di azione e suspense, al servizio del testo di Goldoni, un perfetto congegno che dal 1745 non smette di funzionare e incantare il pubblico.

La “commedia della stravaganza” diventa così un gioioso viaggio nel tempo, alle origini del teatro italiano e della sua grande tradizione comica, con un cast di attori straordinari, molti dei quali collaborano da tempo con il regista.

Personaggio dalle molteplici contraddizioni: meschino e anarchico, irriguardoso e servile, Arlecchino riesce a portare scompiglio nell’ottusa società borghese, con una carica che suo malgrado si può perfino dire “sovversiva”. “Come avevano capito benissimo Alonge e (in modo assai più radicale) Fassbinder – scriveva Binasco a proposito del Bugiardo – Goldoni è un autore capace di rappresentare inquietudini moderne, con lampi di vera contemporaneità”.

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