Martedì 14 aprile 2026 ore 21
LES MOUSTACHES
La Fame
La parabola dell’uomo che fece tutto per amore
di Alberto Fumagalli
con Chiara Liotta e Alberto Fumagalli
regia di Ludovica D’Auria e Alberto Fumagalli
produzione Les Moustaches e Accademia Perduta/Romagna Teatri
Presentato in “Prima nazionale” all’ultima edizione del festival Colpi di Scena – Sguardo nel
Contemporaneo, torna a Forlì, al Teatro Piccolo, martedì 14 aprile alle ore 21, LA FAME. La parabola
dell’uomo che fece tutto per amore, nuovissima creazione del pluripremiato collettivo Les Moustaches
prodotta da Accademia Perduta/Romagna Teatri.
La pièce, una fiaba “cruda”, metafora raffinata e crudele sulla fame e l’ingordigia dell’uomo, è scritta da Alberto Fumagalli, che ne è anche interprete con Chiara Liotta e regista con Ludovica D’Auria.
Nel pomeriggio del giorno di spettacolo, alle ore 18 presso il Circolo Ricreativo Casa del Lavoratore di
Bussecchio, adiacente al Teatro Piccolo, si terrà anche l’incontro “Teatro e Gusto” in cui gli artisti della
compagnia dialogheranno col pubblico.
Dopo la replica forlivese, lo spettacolo resterà in Romagna con repliche al: Teatro Comunale Walter
Chiari di Cervia (mercoledì 15 aprile alle ore 21), Teatro Masini di Faenza (giovedì 16 aprile alle ore
21) e Teatro Goldoni di Bagnacavallo (venerdì 17 aprile alle ore 21).
Lo spettacolo
Caino e Abele, Adamo ed Eva e poi ancora Davide e Betsabea, Booz e Rut; la Bibbia, il grande libro da
cui tutti discendiamo, ci racconta di ancestrali parabole di coppia, di un bene e di un male, di un bello e
di un brutto, dominate da azioni violente e ferocemente umane che indignatamente ci appartengono.
Sagrestano e Virtuosa sono i protagonisti assoluti de La Fame, il nuovo spettacolo Les Moustaches.
Intensi, amorali e allegorici, Sagrestano e Virtuosa sono gli antieroi di una nuova parabola tanto
immaginaria quanto reale, apparentemente lontana, tremendamente contemporanea.
La Fame – La parabola dell’uomo che fece tutto per amore racconta di un bisogno che tutti conosciamo,
una physis che accomuna ogni uomo, ogni origine, qualsiasi stato sociale; in questa fiaba la fame
assume un ingombrante valore allegorico, non è solo di pane, ma acquisisce un necessario senso di
speranza, di pretesa, di salvezza, di rivalsa.
Sagrestano e Virtuosa non sono dei mostri lontani, ma sono il caricaturale e pustoloso riflesso di ognuno di noi, remissivi incontentabili, procrastinatori eterni: cosa fare quando la disgrazia bussa alla porta e ci trova colpevolmente impreparati? Nel buio più buio che ci sia, c’è sempre un giusto da salvare?