Oscar Wilde

Posted by on November 29, 2025

Nel cast anche Lucia Poli. Gleijeses: “Wilde scrisse quel personaggio per lei” La stagione della prosa del Teatro di Cesenatico si apre con una delle opere più note di Oscar Wilde. “L’importanza di chiamarsi Ernesto” andrà in scena il 29 novembre alle 21 in un teatro già tutto esaurito dalla campagna abbonamenti. Nutrito il cast

Nel cast anche Lucia Poli. Gleijeses: “Wilde scrisse quel personaggio per lei”

La stagione della prosa del Teatro di Cesenatico si apre con una delle opere più note di Oscar Wilde. “L’importanza di chiamarsi Ernesto” andrà in scena il 29 novembre alle 21 in un teatro già tutto esaurito dalla campagna abbonamenti.

Nutrito il cast di attori che calcherà la ribalta. Tra loro ci sarà Lucia Poli, Giorgio Lupano, Maria Alberta Navello, Luigi Tabita, Giulia Paoletti, Bruno Crucitti, Gloria Sapio e Riccardo Feola. La regia è di Geppy Gleijeses che al teatro di Cesenatico è oramai di casa.

Ecco come spiega le scelte stilistiche che porterà in scena

«Reinterpretare Wilde e la sua “Importanza” – ha commentato Gleijeses – ti consente di leggere in modo più articolato quella che passa per essere la “commedia perfetta”. La competizione può scattare con “Le nozze di Figaro” di Beaumarchais, altro gioiello insuperabile. Ma qui, attraverso un’implacabile lente deformante, si legge tutto il marciume mal celato dell’età vittoriana, quel moralismo omofobo e d’accatto che Wilde profondamente detestava e che lo avrebbe condotto alla rovina. Sembra assurdo, ma questa è la sua ultima commedia, la “commedia perfetta”, si cammina incoscienti, felici e ridenti sull’orlo dell’abisso. Il nostro compito era quello di continuare a giocare e far funzionare la macchina, ma, in tralice, il ridente parco della “Manor House” è un bosco in movimento e un po’ inquietante e nella casa di Algernon campeggia un martirio di San Sebastiano, un meraviglioso esempio di estetica trafitta dai dardi del destino. Come un destino crudele trafisse Oscar Wilde. E il suo personaggio, quello a cui egli affida le sue battute più pungenti e geniali, è Algernon, lo specchio del suo autore. Anche se non dimentichiamo che il personaggio che l’autore avrebbe voluto interpretare è Lady Bracknell che ricorda la regina Vittoria ed è una delle parti più scintillanti mai scritte per il teatro. Mi correggo: ho detto parte. No, è un monumento ed ora come anni fa quel monumento è Lucia Poli. Credo che forse Wilde l’abbia scritto per lei».

Sinossi

Dall’altra parte del vecchio Continente, il genio di Oscar Wilde esaltava “l’importanza di non fare niente”, sottotitolo del suo saggio “The critic as artist”. Siamo nell’ostentata ricchezza in cui l’unica preoccupazione è la decisiva importanza di un nome “Earnest” e la pigrizia è l’unico divino frammento dell’esistenza degli dei che il paradiso ha lasciato all’uomo. Da autore sociale che contrasta matrimonio, famiglia e proprietà privata ed esalta l’arte come strumento di propaganda e di lotta, si passa alla totale noncuranza. Wilde riassume la commedia in poche sferzanti parole: “Dovremmo trattare molto seriamente tutte le cose frivole e con sincera e studiata frivolezza tutte le cose serie della vita”. I peccati esecrandi in Salomè e innominabili in Dorian Gray, sono presentati in una nuova chiave e si traducono nella smodata ed egoistica passione di Algernon per i tramezzini al cetriolo. Ma anche quello è un mondo che va alla deriva e Oscar Wilde morirà pochi anni dopo, avendo conosciuto il carcere e il disonore.

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